Skip to content

Casalena

Blog Personale sull’informatica, l’economia e poco altro.

Archive

Tag: economia

Dopo una lunga assenza torno ad aggiornare il blog con un argomento di cui mi ero già interessato: l’acqua. Questa sera sono rimasto a casa e su indicazione di un conoscente ho seguito la trasmissione “Presa diretta” dal titolo Acqua Rubata. Pur essendo a conoscenza di questa nuova grande corsa all’oro da parte di alcune multinazionali, principalmente grazie al mio professore di Economia politica applicata , rimango ogni volta sconvolto dalla vastità della truffa che si stà preparando.

L'acqua è(ra) un bene pubblico

La trasformazione in legge della normativa europea offre delle prospettive terrificanti: il pubblico, che sia lo stato, la regione la provincia o il comune non può e non potrà più gestire la distribuzione dell’acqua salvo nel caso in cui le condizioni del mercato non rendano la stessa impossibile. Detta in altri termini il pubblico dovrà distribuire l’acqua dove non c’è e non potrà nemmeno concorrere per distribuirla dove c’è.

Questa scelta segue un principio europeo secondo il quale la concorrenza del privato è la migliore condizione per offrire un servizio, sia anche la distribuzione del bene più prezioso dell’universo, fondante per la possibilità dell’esistenza della vita. Ebbene secondo me si è scelto di rinunciare all’universalità del diritto all’acqua per sostituirlo con quello della concorrenza.
Questo ragionamento è aberrante ma ho purtroppo oramai capito che interessa molto poco alla stragrande maggioranza dei miei compatrioti molto più legati ai sentimenti de panza. Passando quindi alle implicazioni pratiche ed economiche di questo sistema è possibile che qualcuno si senta maggiormente stimolato a capirne un pò di più su quello che sta accadendo ed accadrà nel prossimo futuro (a partire dal 1 dicembre 2013).
Il sistema che si và delineando prevede l’equiparazione della distribuzione dell’acqua a tutti i vari sistemi che si sono andati privatizzando nel corso degli anni, con gli stessi effetti negativi che le distorsioni che si sono viste tra la concorrenza perfetta idealizzata e la realtà. L’acqua sarà distribuita da società private o pubblico/private in cui il privato DEVE predominare per legge. Attraverso delle aste (nella migliore interpretazione di “procedure competitive ad evidenza pubblica”) si dovranno conferire i diritti sulla distribuzione dell’acqua. Questi contratti di gestione sono di  lunghissima durata, anche trentennali e prevedono degli obblighi sotto forma di investimenti obbligatori sulla rete per ripagare l’usura che naturalmente il sistema di distribuzione ha nel corso degli anni e che il distributore sfrutta per ottenere degli utili. Inoltre sono anche previsti dei limiti per quando riguarda gli aumenti massimi delle tariffe, cosicche le multinazionali non possano estorcere ai cittadini cifre pazzesche per beneficiare di un bene tanto fondamentale quanto l’acqua.
Questi limiti scelti dagli organi amministrativi locali (regioni in primis, ma anche provincie e comuni) dovrebbero evitare che i cittadini vengano privati dell’acqua, che le tariffe salgano troppo e che le infrastrutture rimangano senza manutenzione a scapito di coloro quelle tubature le hanno pagate con le proprie tasse. Tutto molto bello su un libro di microeconomia (dove peraltro sono indicati chiaramente i rischi che si corrono quando il sistema non funziona), ma la realtà è ben diversa.

Proprietà Privata

Ci si dovrebbe rendere conto che la distribuzione dell’acqua è un monopolio naturale e che in assenza di un fortissimo sistema di controllo le multinazionali dell’acqua vengono in possesso del potere di fare il bello e cattivo tempo. Innanzitutto la regolamentazione dei parametri che queste devono rispettare è delegato alle regioni che su questa materia non hanno una linea comune e non è difficile aspettarsi, soprattutto in Italia, che bastino un paio di milionate in bustarelle per corrompere il sistema normativo di mezza Italia sulla questione, mandando in vacca tutto il castello e mettendo in mano a dei criminali la possibilità di far morire di sete chi non è in grado di pagare, coloro che non sono più raggiunti da una distribuzione decente e di far pagare un prezzo esorbitante tutti gli altri per un bene che dovrebbe essere fondante, universale, di tutti.

Quando anche ci trovassimo di fronte a degli amministratori incorrutibili (sic!), le multinazionali avrebbero la possibilità di estorcere a questi delle condizioni estremamente vantaggiose attraverso il sistema di spartizione territoriale del mercato. Per rendere il concetto semplice pensate che siano in due (SONO in due) a decidere e che invece di farsi la guerra si siedano ad un tavolino, si spartiscano l’Italia come la migliore delle torte e si promettano di non intralciarsi con la concorrenza tra di loro. In questo modo rimarrebbero da soli ed avrebbero il potere di influenzare sui regolamenti di quella zona sotto la minaccia di non presentarsi per niente con il rischio di lasciare tutti senz’acqua per un bel pò. E tanto che sarà mai un paio di mesi senz’acqua corrente, tanto voi mica vi lavate, mica andate in bagno, mica cucinate, mica bevete.
Per evitare tutto ciò esiste un organismo, l’AGCM che monitora i comportamenti cd. collusivi. Solo che questo è in grado di intervenire solo dopo che il comportamento collusivo ha avuto luogo e solo con delle pene pecuniarie. Magra consolazione a fronte dei rischi che si corre.
Ma mettiamo anche che l’AGCM si trasformi in un organismo realmente in grado di prevenire e non più solo sanzionare le collusioni, anche in questo caso i rischi per chi si ostina a bere (acqua) per sopravvivere sono alti. E si perché nei vari comuni in cui in passato la distribuzione è stata privatizzata le ditte private non hanno rispettato nè i limiti massimi di tariffazione, con un esubero del 40% della tariffa a consumo più un aumento non permesso della quota fissa che incide per un altro 25% nella bolletta, nè i limiti minimi previsti per gli investimenti lasciando che le tubature si rovinino e non ripagando quindi lo sfruttamento della rendita di posizione di monopolio naturale. Per completare l’opera sono anche riusciti ad aumentare il proprio indebitamento verso le banche. Dei veri e propri geni dell’economia, con in mano il diritto/dovere di distribuire l’acqua nei nostri rubinetti, degni di Calisto Tanzi.

La gestione privata non porta benefici se non è regolamentata.

Questa è la situazione al momento. Il nostro governo di centro-destra ha già approvato il decreto 135/09 che obbliga la cessazione di tutti i contratti di distribuzione che non siano già regolamentati in questo modo entro il 31 dicembre 2012. Le regioni non hanno una linea comune sul come regolamentare i termini contrattuali dei contratti di gestione, lasciando quindi molto spazio alla corruzione di chi dovrà decidere a quanto far vendere l’acqua dalle multinazionali per i prossimi trent’anni, l’organo che dovrebbe impedire eventuali spartizioni della (ricchissima) torta non è in grado di agire se non a posteriori, quando il danno sarà già fatto ed i cittadini possono stare tranquilli che se il sistema non funziona attualmente, non ci sono margini di speranza che la distribuzione dell’acqua migliori:  i privati non sono interessati a farvi avere dell’acqua buona ad un prezzo giusto, magari facendo pagare questo servizio di più ai ricchi e di meno ai poveri attraverso una tassazione indiretta (cd. gestione in perdita, tanto ostracizzata dai liberisti nostrani), ma sono interessati all’utile, ed il miglior modo per fare utile è risparmiare sugli investimenti ed aumentare le tariffe spremendoci come limoni e la cosa più preoccupante è che gli stiamo dando tutti gli strumenti per farlo al meglio.
In questo quadretto si riescono a riassumere tutte le merdate della storia italiana recente. Dal sistema di tangentopoli, mai affrontato e sconfitto seriamente, alla truffaldina gestione  e successivo fallimento di ditte che altrimenti non sarebbero state in grado di indebitarsi e fallire.
Per riportare il tutto all’interno dell’ambito politico nazionale, uno dei corresponsabili della mancanza di una normativa condivisa (ed applicata) tra tutte le regioni è il Ministro Raffaele Fitto, che avevo già incontrato cercando informazioni su Antonio Angelucci. A quanto pare i suoi interessi sono diversificati visto che non guarda solo al presente con gli scandali della gestione sanitaria privata ma stà puntando già al prossimo grande affare, l’acqua.
Ed è interessante notare come Fitto sia già stato avversario di uno dei maggiori esponenti dell’acqua pubblica, quel Nichi Vendola che lo ha sconfitto alle passate elezioni regionali pugliesi e che dopo aver disintegrato un altro avversario già battuto in precedenza, Francesco Boccia, ora dovrà vedersela con un delfino dello stesso Fitto, Rocco Palese. Poi ogni tanto qualcuno mi chiede come mai sono di sinistra…

Mentre il nostro governo scuda capitali evasi ed i frutti delle attività illecite, cancella con un colpo di spugna processi penali per omicidio colposo, bancarotta fraudolenta, corruzione, concussione, falsa testimonianza e quant’altro ed obbliga le regioni ad affidare la distribuzione dell’acqua alle multinazionali, in Francia, dove questo obbligo è stato introdotto molti anni fà, si inizia a fare dei bilanci di questa disastrosa scelta.

Ancora poche settimane e l’intera gestione delle acque potabili parigine ritornerà nelle mani del Comune. Sin dallo scorso maggio il sindaco Bertrand Delanoë aveva annunciato alla cittadinanza la decisione di ritornare ad una gestione idrica pubblica e di non rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione delle acque parigine alle multinazionali francesi Veolia e Suez, in scadenza il prossimo 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2010 l’intero servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS e che si occuperà di ogni singola fase: dalla captazione delle fonti alla fatturazione. E’ stato calcolato che, grazie alla ri-municipalizzazione, il Comune risparmierà 30 milioni di euro l’anno, che serviranno sia a migliorare la rete idrica, sia a stabilizzare il prezzo di 2,77 euro al metro cubo fino al 2014.

La decisione del Comune di Parigi si iscrive nel movimento di ri-municipalizzazione dell’acqua in Francia e nella più ampia battaglia mondiale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e per la ri-pubblicizzazione dei servizi idrici. La Francia a suo tempo fu all’avanguardia nella corsa alla privatizzazione: il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque parigine venne deciso sin dal 1984 da Jaques Chirac (all’epoca sindaco di Parigi-n.d.a.) e diventò effettivo a partire dal 1° gennaio 1985, per una durata di 25 anni. La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP (diventata poi SEM-Eau de Paris) di cui facevano parte il Comune di Parigi, con una quota del 72%, Veolia e Suez, ciascuna col 14%. Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. E a chi venne affidato il servizio di distribuzione delle acque (insieme alla conseguente rendicontazione, tariffazione e fatturazione)? Al GIE, una società privata costituita da Veolia e Suez, che si divisero equamente la capitale: Veolia-Compagnie des Eaux de Paris sulla rive droite e Suez-Eau et Force-Parisienne des Eaux sulla rive gauche. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.

Da studi recenti si evince come la gestione privata delle acque parigine abbia generato in questi 25 anni solo un aumento sistematico dei prezzi, non accompagnato da un conseguente miglioramento dei servizi, bensì da una lunga serie di abusi, prezzi gonfiati, casi di corruzione e servizi obsoleti, perché modernizzarli avrebbe richiesto investimenti e, dunque, meno profitti. Le indagini dell’”Ufficio Servizio Pubblico 2000” hanno dimostrato come la differenza del costo dell’acqua tra Parigi e il resto della Francia non sia dipesa da un maggior consumo di acqua, ma alla presenza stessa del GIE, che ha generato un’ingiustificabile espansione dei costi, consentendo alle multinazionali di realizzare profitti enormi. Inoltre, è stato evidenziato come dietro ai lunghi ritardi nella liquidazione delle somme non dovute da parte del GIE, si nascondesse una vera e propria rendita finanziaria a favore del GIE stesso.

Nemmeno la società mista SAGEP-SEM-Eau de Paris, però, è stata immune da critiche. La Camera dei Conti dell’Ile de France, infatti, ha documentato come anch’essa si sia caratterizzata per la totale mancanza di trasparenza contabile, soprattutto nel periodo 1998-2000. Secondo l’Associazione dei consumatori “FC-Que Choisir”, infine, la gestione privata delle acque di Parigi ha vinto (nel 2006 e 2007) il primo premio della sovra-fatturazione, con un tasso di margine del 58,7%, che testimonia gli incredibili profitti di Veolia e Suez.

Per tutte queste ragioni, e nonostante in Francia la gestione dell’acqua sia privatizzata, il Comune di Parigi ha preso la storica decisione di riappropriarsi dell’intero servizio idrico. Dopo Parigi, Grenoble (già ri-pubblicizzata dal 2001) e Cherbourg (dal 2005), altre importanti città ed aree urbane come Tolosa, Lione e l’Ile de France – insieme a più di 40 comunità – stanno obbligando le multinazionali a rinegoziare i contratti e stanno prendendo in seria considerazione l’opportunità di ritornare alla gestione pubblica. Una tendenza che si osserva anche a livello planetario e che dipende dalla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dell’acqua non è conveniente, né per la rete idrica, né per gli utenti.

http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/2009/11/10/parigi-lacqua-ritorna-pubblica/trackback/

Purtroppo il nostro governo continua nel fare le scelte sbagliate e coloro che maggiormente ci rimetteranno non riescono neppure a rendersene conto.
Evidentemente a loro piace piace soffrire.

La TAV è un infrastruttura sulla carta molto utile, uso molto spesso il treno e penso che potrebbe diventare un ottimo mezzo per collegare le città Italiane. Ci sono però molti punti su cui non sono d’accordo o su cui ho dei dubbi.

Innanzitutto la gestione del progetto e degli appalti: scandalosa. Come ogni volta in Italia abbiamo sprecato un fiume di soldi, c’è stato un sevizio di report illuminante al riguardo in cui veniva messo a confronto il nostro modello di aste e gestione degli appalti con quello francese dove veniva messo in risalto il fatto che per costruire una tratta ferroviaria con le stesse caratteristiche noi abbiamo pagato 4 volte il loro costo.

Passiamo poi al trasporto locale: è vero che la creazione di nuovi binari dovrebbe semplificare il trasporto regionale dei pendolari, ma l’attuale trend è quello della diminuzione del numero di viaggi regionali, in conseguenza di un ottica imprenditoriale che vuol far passare l’idea di un trasporto ferroviario come servizio privato e non più di pubblica utilità. Non è così, il trasporto locale dovrebbe essere garantito per un livello minimo, in un ottica di promozione di un servizio di trasporto maggiormente eco-compatibile rispetto all’automobile e non finalizzato esclusivamente al bilancio annuale. Ragionare imprenditorialmente (ovvero con economicità) non deve precludere una finalità ed una garanzia di offerta pubblica del servizio. Senza parlare poi del servizio che viene offerto in alcune regioni come il Lazio e la Lombardia. Manco stessero trasportando ebrei ai campi di concentramento.

Per quanto riguarda i servizi offerti dai nuovi treni ad alta velocità, devo dire che sono ottimi, ho già avuto modo di provarli sulla tratta Bologna-Firenze, anche se di base non sono proprio nuovissimi. I vari Frecciarossa AV sono ETR 500, commissionati a partire dal 1992 ed in circolazione dal 1996, sebbene successivamente modificati nello stile interno.

Spero che la costruzione di questa infrastruttura riesca, visto che l’abbiamo pagata uno sproposito, ad effettuare una effettiva concorrenza non solo con il trasporto aereo, ma a creare anche un effettiva concorrenza, con relativa diminuzione di prezzi, nei confronti di nuove società che entreranno nel mercato del trasporto ferroviario veloce, che non porti ad una malgestione come quella vista in UK, che non vada a scapito del trasporto regionale e che aumenti le possibilità per il trasporto merci su rotaia.

Per il momento vi sono alcuni aspetti positivi:

  • la stanno effettivamente completando,
  • è veloce,
  • offre dei servizi di elevata qualità,
  • ha iniziato ad entrare in concorrenza con la tratta aerea Roma-Milano. Alitalia dovrà farsene una ragione prima o poi.

e diversi aspetti negativi:

  • costo esagerato per la costruzione,
  • speculazioni sugli appalti,
  • costo dei biglietti AV ancora troppo alti,
  • penalizzazione dei trasporti locali in alcune regioni,
  • aumento del costo dei biglietti per i trasporti non AV,
  • aumento dei tempi di percorrenza dei treni ES*, ES* City e IC,
  • errori nella pianificazione e nella realizzazione dei percorsi nel territorio del Mugello,
  • scelta molto dubbia delle future infrastrutture: la futura stazione sotterranea solo per AV di Firenze, che oltre a costare uno sproposito costringerè chiunque voglia andare in qualunque altra città toscana a fare come a Roma, prendere i mezzi per cambiare stazione. Good Job Florence!

Oggi mi sono trovato a discutere di interesse bancario con un ragazzo interessato al fenomeno del signoraggio e dell’interesse bancario. Una parte del suo discorso che ho contestato è stata:

Visualizza Messaggio

Discutendo con altre persone mi e’ stato detto che l’interesse e’ “necessario perche’ e’ la garanzia, chi presta i soldi corre il rischio che non gli tornino piu’”. Io penso non sia vero, la garanzia sono i beni che verranno forzatamente pignorati nel caso non si restituisse il denaro.

E’ comprensibile perche la si pensi in questo modo, ma questo non rende il tutto meno erroneo. Il mio post di risposta non è stato compreso ed ho quindi provveduto ad approfondirlo. Il risultato mi è piaciuto ed ho deciso di pubblicarlo sul blog. :D In grassetto la risposta originaria.

Ma io i soldi posso spenderli per acquistare anche cose non pignorabili, tipo dei servizi.

Magari invece di comprarci una casa con quei soldi ci paghi l’affitto per una casa (o un capannone, nel caso di aziende). Quando i soldi finiscono e ci sono ancora debiti verso chi quei soldi te li ha prestati, lui che fà? Pretende indietro il tempo che io ho passato in quella casa (o capannone)?

Inoltre i beni si deteriorano, mentre i debiti no, quindi se anche all’atto dell’acquisto quei beni coprivano il capitale prestato, all’atto del pignoramento essi possono non farlo più.

Ovvero, mettiamo che mi prestano diecimila euro con pagamento rateizzato posticipato di un anno (ovvero i soldi li inizierò a ridare indietro tra un anno) ed io ci compro dieci computer (o dei macchinari industriali, nel caso di aziende) e nell’arco di un anno li uso alla grande, ma non riesco a rimanere in attivo, quando non pago la banca dopo parecchio tempo, riuscirà a rivalersi sulle mie attrezzature, che però hanno perso valore durante il periodo di tempo tra l’acquisto ed il pignoramento (Ammortamento). Senza contare che la banca che se ne fà di macchinari industriali usati? Li deve rivendere, e probabilmente li venderà ad un prezzo anche più basso.
Un meccanismo simile è alla base del crack finanziario americano, quello dei titoli sub-prime. Se sai l’inglese ti consigio un video fatto molto bene.

Inoltre recuperare dei crediti è un attività complessa ed onerosa, talmente complessa che le banche vendono i propri crediti per avere liquidità, ovviamente a meno rispetto l’ammontare del debito.

Qui effettivamente c’è poco da spiegare. Le banche vogliono i soldi, non i beni, le motivazioni di questa preferenza sono tante e facilmente intuibili, se vuoi te le elenco ma non lo faccio ora che altrimenti mi metto a raccontare ovvietà inutilmente.


Poi c’è da considerare l’inflazione, se si dovesse prestatere senza interessi il creditore si vedrebbe il capitale eroso dall’inflazione.

Anche qui, poco da spiegare se sai cos’è l’inflazione. Se tu avessi prestato un milione di lire (€ 516,45) a qualcuno nel settembre del 1989 dicendogli di ridarteli dopo venti anni senza interessi, oggi ti verrebbero restituiti € 516,45 in valore nominale, ma il valore reale, ovvero quello che con quel milione di lire ci avresti potuto fare nel 1989, dei soldi che ti sarebbero stati ridati oggi sarebbe di soli €.282,34, con una perdita di €.234,11. Se poi il prestito fosse stato fatto nel 1979, il valore reale sarebbe di €.100,21 con una perdita di €.416,24. Questo perchè l’inflazione in quegli anni era molto alta.
Chiaro?

Poi c’è il tasso di preferenza intertemporale, ovvero il puro è semplice “meglio un uovo oggi che una gallina domani” insito in tutti noi, vista la nostra ignoranza sul futuro.
Vuoi dieci euro oggi o dieci euro domani? (in caso di assenza di deflazione, ma vabbè)

Qui ammetto di aver voluto sboroneggiare un pochettino con i paroloni…
In pratica il tasso di preferenza intertemporale indica la preferenza (in merioto alla sola variabile temporale) delle persone ad avere le cose sicuramente, adesso e con quanto meno problemi possibili. Perchè per l’uomo il futuro è un incognita, e per questo preferisce avere un atteggiamento quanto più possibile avverso al rischio (di solito…) nelle scelte monetarie. Se ti dò i soldi adesso tu sei sicuro, se ti prometto che te li darò domani tu devi aggiungere ai soldi che ti devo ridare la valutazione economica del rischio che io me ne vada via con i soldi (€ + 1), il rischio che io muoia (toccatina e € + 1), il rischio che tu muoia ( qui fai tu e € +1) ed altri rischi non previsti ( € +1).
A questo punto perchè tu possa dire “per me è indifferente” gli euro domani dovrebbero essere 14. Stò volutamente esagerando per farti capire, sostituisci “tra un anno” a “domani” e forse il discorso ti fila di più.

Poi, la banca offre un servizio, che è quello di aggregare tanti piccoli crediti dei risparmiatori (le famiglie) per darli a pochi grandi debitori (le aziende)

Ok, la banca fà anche questo, ovvero aggrega i risparmi dei risparmiatori per poterli dare a chi li vuole proficuamente investire.
Se non esistessero le banche una grande azienda che vuole aprire un nuovo stabilimento dovrebbe o aspettare di mettere tutti i soldi da parte da sola (ed esiste la possibilità non ce la farebbe mai) oppure prendere diecimila piccoli risparmiatori, convincerli della bontà del progetto, della stabilità dell’azienda e della sua onestà.
Un lavoro praticamente impossibile, contando che quei risparmiatori si vedrebbero tempestati di richieste del genere da ditte che vogliono investire, e che il risparmiatore non ha le conoscenze ne le informazioni per poter decidere saggiamente.
Se è razionale finirebbe per tenerseli per sè, senza interessi, e dare picche a tutte le richieste, sia quelle legittime che quelle non legittime. Chi non è razionale invece finirebbe per dare i suoi soldi a ditte che sarebbero sempre più spinte (per il meccanismo della selezione inversa) a dare delle fregature ai risparmiatori.
Le banche fanno da intermediari, garantendo da una parte la sicurezza ai risparmiatori a fronte di piccoli o nulli tassi di interesse, oppure tassi di interesse più elevati a fronte di più alti profili di rischio, e dall’altra permettendo alle imprese di ottenere del credito qualora siano esse in grado di dimostrare alla banca la bontà del loro progetto.
Banca che ha, o dovrebbe avere, i mezzi necessari per stabilire se l’azienda è seria o meno e se il progetto è buono o meno, a differenza del risparmiatore che di mestiere fà il muratore e le cui competenze sono quelle di costruire ottime case, non ottime imprese.
Più chiaro?

e questo servizio costa perchè deve dare ai risparmiatori delle garanzie sui loro soldi, garanzie fornite da immobilizzi di parte del capitale nelle casse della BCE, dai beni della banca, etc, e costa perchè deve anche remunerare il lavoro dei banchieri.

Questo si ricollega al discorso di prima, che avevo lasciato sottointeso più perchè è lungo da scrivere che perchè fosse intuitivo.
Anche la banca deve convincere il risparmiatore che non è una ladra e che non scapperà con i soldi, e per fare questo sottostà a dei regolamenti nazionali e comunitari che servono anche a garantire questo.
Ovviamente ci sono dei costi correlati a tutto ciò, costi che devono essere pagati in qualche modo, per l’interesse dei banchieri che sono pagati dalle banche, dei risparmiatori che hanno dato i loro soldi e delle imprese che usano le banche per poter resistere e svilupparsi sul mercato.

Se ci sono punti oscuri, strafalcioni, incompletezze o cazzate fatemelo notare.

Torno su un argomento che mi interessa molto, l’attuale struttura di produzione e vendita della merce. Mentre nello scorso post, la storia delle cose, il video che avevo pubblicato rivolgeva lo sguardo all’attuale sistema lineare di produzione consumo e distruzione della merce (e delle persone: “produci, consuma, crepa”), questo video si focalizza su uno degli attori di questo sistema, le corporazioni.
Le corporazioni non sono altro che le nostre società di capitali. Di fronte alla legge esse sono persone giuridiche, ed in america questo le eguaglia alle persone fisiche.
Il documentario analizza il comportamento di queste “persone”, mettendo in mostra come il loro comportamento rientri tra la descrizione dell’OMS di una persona affetta da schizzofrenia.

Tutti questi punti sono raccontati e dimostrati da innumerevoli esempi noti e dalla semplice descrizione di quelli che normalmente consideriamo normalissimi e comuni aspetti della vita e del comportamento di un azienda.

Il documentario continua poi ad analizzare altri aspetti ed altri esempi delle corporazioni, ma io sinceramente non sono riuscito a seguirlo di fila e piuttosto che guardarlo passivamente senza coglierne il significato ho preferito interromperlo.

Purtroppo questa volta il video è presente su youtube in versione completa solo in inglese, ma “altrove” è presente anche in Italiano.

Buona visione!

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes