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Casalena

Blog Personale sull’informatica, l’economia e poco altro.

Mentre il nostro governo scuda capitali evasi ed i frutti delle attività illecite, cancella con un colpo di spugna processi penali per omicidio colposo, bancarotta fraudolenta, corruzione, concussione, falsa testimonianza e quant’altro ed obbliga le regioni ad affidare la distribuzione dell’acqua alle multinazionali, in Francia, dove questo obbligo è stato introdotto molti anni fà, si inizia a fare dei bilanci di questa disastrosa scelta.

Ancora poche settimane e l’intera gestione delle acque potabili parigine ritornerà nelle mani del Comune. Sin dallo scorso maggio il sindaco Bertrand Delanoë aveva annunciato alla cittadinanza la decisione di ritornare ad una gestione idrica pubblica e di non rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione delle acque parigine alle multinazionali francesi Veolia e Suez, in scadenza il prossimo 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2010 l’intero servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS e che si occuperà di ogni singola fase: dalla captazione delle fonti alla fatturazione. E’ stato calcolato che, grazie alla ri-municipalizzazione, il Comune risparmierà 30 milioni di euro l’anno, che serviranno sia a migliorare la rete idrica, sia a stabilizzare il prezzo di 2,77 euro al metro cubo fino al 2014.

La decisione del Comune di Parigi si iscrive nel movimento di ri-municipalizzazione dell’acqua in Francia e nella più ampia battaglia mondiale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e per la ri-pubblicizzazione dei servizi idrici. La Francia a suo tempo fu all’avanguardia nella corsa alla privatizzazione: il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque parigine venne deciso sin dal 1984 da Jaques Chirac (all’epoca sindaco di Parigi-n.d.a.) e diventò effettivo a partire dal 1° gennaio 1985, per una durata di 25 anni. La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP (diventata poi SEM-Eau de Paris) di cui facevano parte il Comune di Parigi, con una quota del 72%, Veolia e Suez, ciascuna col 14%. Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. E a chi venne affidato il servizio di distribuzione delle acque (insieme alla conseguente rendicontazione, tariffazione e fatturazione)? Al GIE, una società privata costituita da Veolia e Suez, che si divisero equamente la capitale: Veolia-Compagnie des Eaux de Paris sulla rive droite e Suez-Eau et Force-Parisienne des Eaux sulla rive gauche. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.

Da studi recenti si evince come la gestione privata delle acque parigine abbia generato in questi 25 anni solo un aumento sistematico dei prezzi, non accompagnato da un conseguente miglioramento dei servizi, bensì da una lunga serie di abusi, prezzi gonfiati, casi di corruzione e servizi obsoleti, perché modernizzarli avrebbe richiesto investimenti e, dunque, meno profitti. Le indagini dell’”Ufficio Servizio Pubblico 2000” hanno dimostrato come la differenza del costo dell’acqua tra Parigi e il resto della Francia non sia dipesa da un maggior consumo di acqua, ma alla presenza stessa del GIE, che ha generato un’ingiustificabile espansione dei costi, consentendo alle multinazionali di realizzare profitti enormi. Inoltre, è stato evidenziato come dietro ai lunghi ritardi nella liquidazione delle somme non dovute da parte del GIE, si nascondesse una vera e propria rendita finanziaria a favore del GIE stesso.

Nemmeno la società mista SAGEP-SEM-Eau de Paris, però, è stata immune da critiche. La Camera dei Conti dell’Ile de France, infatti, ha documentato come anch’essa si sia caratterizzata per la totale mancanza di trasparenza contabile, soprattutto nel periodo 1998-2000. Secondo l’Associazione dei consumatori “FC-Que Choisir”, infine, la gestione privata delle acque di Parigi ha vinto (nel 2006 e 2007) il primo premio della sovra-fatturazione, con un tasso di margine del 58,7%, che testimonia gli incredibili profitti di Veolia e Suez.

Per tutte queste ragioni, e nonostante in Francia la gestione dell’acqua sia privatizzata, il Comune di Parigi ha preso la storica decisione di riappropriarsi dell’intero servizio idrico. Dopo Parigi, Grenoble (già ri-pubblicizzata dal 2001) e Cherbourg (dal 2005), altre importanti città ed aree urbane come Tolosa, Lione e l’Ile de France – insieme a più di 40 comunità – stanno obbligando le multinazionali a rinegoziare i contratti e stanno prendendo in seria considerazione l’opportunità di ritornare alla gestione pubblica. Una tendenza che si osserva anche a livello planetario e che dipende dalla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dell’acqua non è conveniente, né per la rete idrica, né per gli utenti.

http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/2009/11/10/parigi-lacqua-ritorna-pubblica/trackback/

Purtroppo il nostro governo continua nel fare le scelte sbagliate e coloro che maggiormente ci rimetteranno non riescono neppure a rendersene conto.
Evidentemente a loro piace piace soffrire.

La TAV è un infrastruttura sulla carta molto utile, uso molto spesso il treno e penso che potrebbe diventare un ottimo mezzo per collegare le città Italiane. Ci sono però molti punti su cui non sono d’accordo o su cui ho dei dubbi.

Innanzitutto la gestione del progetto e degli appalti: scandalosa. Come ogni volta in Italia abbiamo sprecato un fiume di soldi, c’è stato un sevizio di report illuminante al riguardo in cui veniva messo a confronto il nostro modello di aste e gestione degli appalti con quello francese dove veniva messo in risalto il fatto che per costruire una tratta ferroviaria con le stesse caratteristiche noi abbiamo pagato 4 volte il loro costo.

Passiamo poi al trasporto locale: è vero che la creazione di nuovi binari dovrebbe semplificare il trasporto regionale dei pendolari, ma l’attuale trend è quello della diminuzione del numero di viaggi regionali, in conseguenza di un ottica imprenditoriale che vuol far passare l’idea di un trasporto ferroviario come servizio privato e non più di pubblica utilità. Non è così, il trasporto locale dovrebbe essere garantito per un livello minimo, in un ottica di promozione di un servizio di trasporto maggiormente eco-compatibile rispetto all’automobile e non finalizzato esclusivamente al bilancio annuale. Ragionare imprenditorialmente (ovvero con economicità) non deve precludere una finalità ed una garanzia di offerta pubblica del servizio. Senza parlare poi del servizio che viene offerto in alcune regioni come il Lazio e la Lombardia. Manco stessero trasportando ebrei ai campi di concentramento.

Per quanto riguarda i servizi offerti dai nuovi treni ad alta velocità, devo dire che sono ottimi, ho già avuto modo di provarli sulla tratta Bologna-Firenze, anche se di base non sono proprio nuovissimi. I vari Frecciarossa AV sono ETR 500, commissionati a partire dal 1992 ed in circolazione dal 1996, sebbene successivamente modificati nello stile interno.

Spero che la costruzione di questa infrastruttura riesca, visto che l’abbiamo pagata uno sproposito, ad effettuare una effettiva concorrenza non solo con il trasporto aereo, ma a creare anche un effettiva concorrenza, con relativa diminuzione di prezzi, nei confronti di nuove società che entreranno nel mercato del trasporto ferroviario veloce, che non porti ad una malgestione come quella vista in UK, che non vada a scapito del trasporto regionale e che aumenti le possibilità per il trasporto merci su rotaia.

Per il momento vi sono alcuni aspetti positivi:

  • la stanno effettivamente completando,
  • è veloce,
  • offre dei servizi di elevata qualità,
  • ha iniziato ad entrare in concorrenza con la tratta aerea Roma-Milano. Alitalia dovrà farsene una ragione prima o poi.

e diversi aspetti negativi:

  • costo esagerato per la costruzione,
  • speculazioni sugli appalti,
  • costo dei biglietti AV ancora troppo alti,
  • penalizzazione dei trasporti locali in alcune regioni,
  • aumento del costo dei biglietti per i trasporti non AV,
  • aumento dei tempi di percorrenza dei treni ES*, ES* City e IC,
  • errori nella pianificazione e nella realizzazione dei percorsi nel territorio del Mugello,
  • scelta molto dubbia delle future infrastrutture: la futura stazione sotterranea solo per AV di Firenze, che oltre a costare uno sproposito costringerè chiunque voglia andare in qualunque altra città toscana a fare come a Roma, prendere i mezzi per cambiare stazione. Good Job Florence!

Questa domenica sono stato per la prima volta a l’Aquila dopo che, lo scorso 6 aprile, il terremoto ha distrutto per sempre un intero comprensorio per come lo conoscevamo.
E’ stata una visita shockante, certe immagini, trasmesse all’infinito nei primi giorni dopo il sisma hanno un effetto completamente diverso se viste in prima persona. Palazzi scesi di un piano nell’arco di pochi secondi insieme a tutti gli inquilini che in quel momento stavano dormendo. Palazzi nuovi costruiti al massimo venti anni fa, alle volte interi quartieri di palazzi nuovi, danneggiati, laddove non distrutti, al di là di ogni possibile recupero.
I danni hanno portato alla luce una delle cause che hanno creato più dolore: una politica edilizia criminale, frutto di una collusione tra interessi privati dei costruttori e di una classe politica e di tecnici pubblici completamente privi di un qualsiasi senso civico.
Al terrore del boato e del terremoto si sostituisce il dramma del dover trovare una nuova casa, un nuovo lavoro, una nuova vita.
Adesso che l’estate è terminata definitivamente, con un crollo delle temperature e la comparsa delle prime nevi sulle pendici dei nostri monti. I problemi della prima fase di ricostruzione stanno iniziando ad emergere. Seimila persone vivono ancora in tenda, esposti al gelo delle notti aquilane, spesso anche per una combinazione di cause e di necessità che neppure la migliore ricostruzione post-disastro che la storia italiana ricordi è riuscita a risolvere completamente.
Erano il doppio quando fu promesso che le tendopoli sarebbero state smontate per la fine di settembre. Siamo a metà Ottobre e sotto le tende dormono ancora in seimila. Per molti Italiani questo risultato sembrerà già un risultato incredibile e forse lo è, contando che ci troviamo in Italia e che c’è gente che oggi vive ancora nei container dei terremoti del 1997 in Umbria e Marche, ma per chi ha visto quei campi sono comunue seimila persone che stanno passando un inferno ghiacciato non per loro piacere o per far fare brutta figura all’esecutivo, ma perché è l’unica possibilità che hanno.

Per un pastore senza auto andare in albergo sulla costa significa perdere il proprio lavoro e parte della propria vita attraverso la morte del proprio bestiame. Chi non è mai venuto a contatto con la campagna probabilmente non ripromesso che le tendopoli sarebbero state smontate per la fine di settembre. Siamo a metà Ottobre e sotto le tende dormono ancora in seimila. Per molti Italiani questo risultato sembrerà già un risultato incredibile e forse lo è, contando che ci troviamo in Italia e che c’è gente che oggi vive ancora nei couscirà a a capirlo.

Fatto sta che dopo questo domenica, ho una nuova comprensione della ferita che il nostro abruzzo ha subito.

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